venerdì 11 maggio 2012
La Fim di Sondrio elegge il nuovo Segretario Generale
Il giorno 11 maggio 2012 si è riunito il direttivo Fim Cisl Sondrio a Verceia (So) presso l’Hotel Saligari per eleggere il nuovo Segretario Generale
e la nuova segreteria a fronte delle dimissioni di Mirko Dolzadelli eletto in segreteria Cisl territoriale;
la presidenza del direttivo è stata affidata a Nicola Alberta, Segretario Generale Fim Lombardia.
I numerosi interventi dei componenti del direttivo hanno approvato la relazione del Segretario Generale uscente,
successivamente si sono tenute le elezioni con il seguente esito:
Davide Fumagalli Segretario Generale, e su sua proposta Roberto Rovedatti e Gabriella Marcelli in segreteria.
Le conclusioni del direttivo sono state tenute da Beppe Farina, Segretario Generale Fim Nazionale.
mercoledì 2 maggio 2012
Ecco il nuovo sito internet della Cisl Sondrio!
giovedì 26 aprile 2012
mercoledì 25 aprile 2012
Nuovo patto per l'Europa
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venerdì 6 aprile 2012
Manifestazione Cisl Lombardia 21 Aprile
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giovedì 5 aprile 2012
WELFARE DI COMUNITA' IN VALCHIAVENNA: TAVOLA ROTONDA 11 APRILE 2012
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mercoledì 21 marzo 2012
Beppe Stoppiglia: messaggio alla Cisl

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lunedì 19 marzo 2012
Familismo morale

Il rapporto Censis sui "valori degli italiani" è una buona notizia per il Paese. Emerge un familismo morale, che è meno raccontato e famoso del familismo amorale di cui si parla e straparla per descrivere il modello italiano. Le relazioni, quelle familiari e comunitarie, sono poste in cima ai valori. E – ciò che il Censis non dice ma che è emerso da una ricerca svolta con un collega dell’Università di Milano-Bicocca (Luca Stanca) – le persone che attribuiscono importanza alla famiglia e alle relazioni sono mediamente anche quelle più felici. Dopo alcuni decenni che hanno visto l’ipertrofia della finanza e del consumismo, questi primi anni di crisi stanno risvegliando una vocazione nazionale che non era morta, ma che si era soltanto assopita, covando viva e calda sotto la cenere.
L’Italia ha una storia di relazioni che dura da oltre duemila anni: la cultura mediterranea, il cristianesimo, lo scambio e il commercio, la cultura cittadina e borghigiana, hanno creato nei secoli una identità dove il valore della relazione è al centro del suo dna. È stata questa rete di 'relazioni tra diversi' che ha fatto grande l’Italia quando è stata grande(Umanesimo civile, Settecento riformatore, Risorgimento, Ricostruzione...); e anche le sue patologie (come certi familismi amorali e alcune forme di mafia), possono anche essere lette come malattie e degenerazioni di questa stessavocazione alle relazioni. Oggi, allora, in questi tempi di crisi e in questi giorni duri, ci stiamo accorgendo che è molto più interessante e appagante investire tempo nelle relazioni che consumare denaro negli ipermercati. Un secondo dato del rapporto, infatti, si sposa perfettamente con il primo (relazioni): il 57% degli italiani ritiene che nella propria famiglia il desiderio di consumare è meno intenso rispetto a qualche anno fa. E, cosa molto importante, lo pensa indipendentemente dalla diminuzione del proprio reddito.
È come se ci stessimo accorgendo del bluff di un modello di economia fondato sui consumi: il gioco di pensare di rilanciare una economia in crisi di fiducia e di entusiasmo civile e spirituale rilanciando consumi è durato poco, e ha lasciato tutti scontenti e delusi. È davvero bizzarro, se non offensivo, pensare che in questi tempi di seria diminuzione del reddito reale delle famiglie qualcuno possa pensare che una strada di rilancio dell’economia possa essere tenere aperti i negozi 7 giorni su 7 e 24 ore su 24.
Il consumismo sostenuto dai debiti, va ricordato, è la malattia della crisi: come può diventarne ora la cura? Certo, c’è bisogno di più crescita economica, ma c’è bisogno soprattutto che la gente ritrovi l’entusiasmo delle relazioni, si rimetta assieme in modo creativo per generare posti di lavoro, e non di gente che passa le serate e i week end nei centri commerciali a sognare, frustrati e con sempre meno soldi in tasca, stili di vita tristi e irreali. I sogni oggi vanno orientati verso la produzione e la generatività, non solo verso i consumi, se vogliamo sperare in meglio. Dovremmo, infatti, ricordare di tanto in tanto che una economia non regge a lungo se trascura i settori primario (agricoltura) e secondario (produzione), e punta troppo sul terziario (commercio e servizi). I Paesi che oggi sono in grave crisi, lo sono anche, e forse soprattutto, perché, anche a causa di politiche europee non sempre lungimiranti, hanno nei decenni passati abbandonato settori tradizionali nei quali avevano saperi e competenze antichi (penso alla pesca e all’agricoltura in Portogallo), per gettarsi su servizi e commercio, settori spesso molto fragili e a basso valore aggiunto reale. Le relazioni familiari e comunitarie non reggono se non sono sostenute da relazioni lavorative serie, che generano reddito e riducono l’incertezza della gente, risorse queste che poi alimentano tutte le altre relazioni della vita.
Il grande economista Albert Hirschman ci ha mostrato che i Paesi non conoscono soltanto i cicli economici(recessione-espansione), ma anche i «cicli della felicità »: fasi storiche nelle quali prevale la ricerca della felicità privata (individuo) che si alternano ad altre nelle quali prevale invece la voglia di felicità pubblica (relazioni). E, come nei cicli economici, una fase prepara l’altra, e quando si arriva al culmine della felicità privata si creano le premesse per il suo superamento verso una stagione di felicità pubblica. Per Hirschman il principale meccanismo che produce il cambio di fase è la delusione.
Oggi siamo nel bel mezzo di uno di questi momenti di "flesso" del ciclo, ma affinché questo desiderio di "felicità pubblica" sia sostenibile e influenzi anche il ciclo economico, occorre subito una nuova politica. Dietro la loro apparente anti-politica gli italiani non stanno chiedendo meno politica, ne stanno chiedendo di più ma diversa,sussidiaria e più leggera. Senza adeguate relazioni politiche, le relazioni civili, comunitarie e familiari non diventano mai motore di quello sviluppo economico e civile di cui abbiamo un vitale bisogno.
di Luigino Bruni tratto da "Avvenire" del 16/03/2012
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giovedì 23 febbraio 2012
martedì 14 febbraio 2012
lunedì 13 febbraio 2012
Morbegno giovedì 16/02:LABUR FILM FESTIVAL

Giovedì prossimo, 16-02.12, a Morbegno ha inizio il Labour Film Festival che assieme a ACLI, CARITAS, e SOL.CO della nostra provincia abbiamo organizzato come CISL di Sondrio.
Crediamo che questa iniziativa, innovativa e culturalmente molto interessante possa trovare largo consenso e condivisione anche nella nostra realtà provinciale.
Il primo appuntamento è con la pellicola “Luise Michael”
Vi aspettiamo numerosi!!!
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sabato 11 febbraio 2012
Cassa integrazione:massimali 2012
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lunedì 6 febbraio 2012
Omaggio a Wisława Szymborska

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venerdì 3 febbraio 2012
Sospensione rate del mutuo: proroga fino al 31 luglio 2012

Prorogato l’accordo tra le Associazioni dei consumatori e l’Associazione bancaria italiana sulla sospensione delle rate dei mutui. Sarà possibile, quindi, presentare le domande per la sospensione delle rate fino al 31 luglio 2012 e l’arco temporale in cui dovranno verificarsi gli eventi che determinano l’avvio della sospensione è prorogato fino al 30 giugno 2012.
Il Piano Famiglie, siglato per la prima volta il 18 dicembre 2009 tra l’Abi e 13 Associazioni dei consumatori (Acu, Adiconsum, Adoc, Assoconsum, Assoutenti, Casa del Consumatore, Cittadinanzattiva, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Unione Nazionale Consumatori), è stato già prorogato nel 2011. Secondo gli ultimi dati disponibili, al 30 novembre 2011, le banche hanno sospeso oltre 55.000 mutui, garantendo alle famiglie interessate una liquidità complessiva di oltre 420 milioni di euro, pari a 7.636 euro a famiglia.
I contenuti dell’accordo restano più o meno immutati; viene soltanto rimodulato a 90 giorni (invece che 180) l’arco temporale per la definizione di ritardo nel pagamento delle rate. Le banche che aderiscono all’iniziativa sono le stesse, a meno che non comunichino all’Abi una volontà diversa.
Le parti si sono anche impegnate a promuovere emendamenti al Fondo affinché la misura sia estesa a categorie di eventi attualmente escluse ed a promuovere un confronto congiunto con i partecipanti al Tavolo di attuazione del Piano Famiglie, al quale è invitato a partecipare anche il Ministro dell’Economiaper verificare possibili miglioramenti dello strumento.
“La proroga dell’accordo che sospende il pagamento delle rate dei mutui è un segnale importante di attenzione per chi attraversa un periodo di difficoltà economiche, – commenta Antonio Longo, presidente del Movimento difesa del cittadino – in particolare alla luce anche dei preoccupanti dati ISTAT diffusi oggi, che danno una disoccupazione in aumento e soprattutto ci dicono che riguarda oltre il 31% dei giovani, prevediamo che queste situazioni cresceranno e quindi sarà necessario prevedere fin dai prossimi mesi ulteriori moratorie, allargando casi e tempi. Come Movimento difesa del cittadino stiamo elaborando proposte in questo senso che invieremo all’ABI nelle prossime settimane”.
“Adiconsum – dichiara Pietro Giordano, Segretario Generale Adiconsum – ritiene che sia ormai tempo della realizzazione di un Fondo mutualistico stabile realizzato sì con soldi pubblici, ma anche con contributi delle Fondazioni Bancarie e simbolicamente dai consumatori, che dia reali certezze a quelle famiglie che per il ridimensionamento del loro reddito per eventi come la disoccupazione, la cassa integrazione, ecc, non sono in grado di poter onorare il proprio debito”.
Giordano chiede, inoltre, alle banche di non requisire le abitazioni mettendole all’asta: “le diano in affitto per cinque anni, con canoni mensili dimezzati rispetto al mutuo alle stesse famiglie, che con la perdita dell’abitazione rischiano il lastrico”.
Positiva la richiesta congiunta sia da parte di Abi che dei Consumatori al Governo di un emendamento che consenta l’accesso al Fondo del Ministero dell’Economia a coloro che non riuscissero dopo il Piano Famiglie a riprendere i pagamenti. “Adiconsum in particolare – sottolinea Giordano - ha fatto inserire nell’accordo che saranno ricercate congiuntamente tutte le misure utili per sostenere le famiglie che non possono far fronte al proprio indebitamento”.
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mercoledì 1 febbraio 2012
venerdì 27 gennaio 2012
1° numero di "Cambiamenti": il periodico culturale della CISL SONDRIO
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martedì 24 gennaio 2012
Ichino: Pomigliano, il bersaglio sbagliato della sinistra

Caro direttore,
venerdì mattina ho visitato in ogni reparto il nuovo stabilimento della Fiat di Pomigliano. Il pomeriggio dello stesso giorno, all'Università di Napoli, ho assistito all'intervento urlato di un gruppo di contestatori; uno dei loro slogan era «contro Marchionne e contro il precariato». Ho provato una stretta al cuore per l'inganno di cui quei ragazzi sono vittime. E per la responsabilità grave che tanta parte della sinistra italiana si assume demonizzando un insediamento industriale come questo.
Ho visto moltissime fabbriche metalmeccaniche; ma una come questa di Pomigliano non l'ho vista mai. Non mi riferisco all'esercito dei robot del reparto lastratura, che compiono interamente da soli il lavoro più pesante e pericoloso: il montaggio e la saldatura della scocca, la struttura della Panda. Mi ha impressionato molto di più il resto della fabbrica, dove a operare direttamente sono le persone. La prima cosa che mi ha colpito è stata l'assenza di rumore, l'ampiezza degli spazi, la distribuzione della luce, l'azzurro della rete dei vialetti, con strisce spartitraffico e passaggi pedonali, che attraversano le zone di lavoro; gli uffici con le pareti di cristallo collocati in mezzo al percorso del montaggio, quasi a sottolineare il superamento di ogni distinzione tra operai e impiegati. Poi il serpentone giallo: la nuova «catena» che catena non è più, collocata su di un largo nastro di parquet tirato a lucido, che si sposta lentamente, dove anche a me estraneo viene consentito di muovermi liberamente nei larghi spazi tra una postazione e l'altra.
Tutto è strutturato in funzione della persona che lavora: è la scocca ad abbassarsi o rovesciarsi, non le braccia ad alzarsi. I lavoratori, per lo più giovani, ragazzi e ragazze, tutti con una tuta bianca pulitissima, suddivisi in gruppi di cinque o sei e tra loro intercambiabili. Scelgo a caso quelli o quelle con cui parlare a tu per tu. Tutti mi dicono che la nuova organizzazione è meno pesante della precedente. La paga base mensile lorda di un quinto livello, qui, è sopra i 1.700 euro, quasi 1.550 per un terzo livello; poi ci sono il premio e gli scatti; quando entrerà in funzione il terzo turno, a questi si aggiungerà il compenso per l'ora e mezza media settimanale di straordinario e la maggiorazione per il lavoro notturno.
Uscito di lì, attraversando le vie sdrucite della periferia di Napoli, mi frulla per la testa la frase più benevola che ho sentito dalle mie parti politiche riguardo a questo stabilimento due anni fa, quando si discuteva del progetto «Fabbrica Italia»: «Sì, purché sia un'eccezione». Ma perché questa diffidenza? Solo per le due deroghe marginali che il progetto comportava rispetto al contratto collettivo nazionale, delle quali la più rilevante riguardava appunto la possibilità di un'ora e mezza di straordinario alla settimana? A me sembra che dovremmo, semmai, auspicare altri cento stabilimenti come questo per lo sviluppo del nostro Mezzogiorno, per rimettere in moto la crescita del nostro Paese. Altro che «un'eccezione»!
Oggi l'obiezione è che a Pomigliano si viola la democrazia sindacale, perché non viene riconosciuto il diritto della Fiom-Cgil a una rappresentanza in fabbrica. Questo è il risultato - conforme, peraltro, alla legge vigente - del rifiuto opposto dalla stessa Fiom alla firma di qualsiasi contratto collettivo applicato dalla Fiat. Cambiamo questa norma. Però l'attacco violentissimo contro il piano «Fabbrica Italia» è venuto molto prima che sorgesse il problema della rappresentanza sindacale. E la guerriglia giudiziaria contro il progetto, l'opposizione a che qualche cosa di simile a Pomigliano si faccia anche altrove, prescinde da questo particolare problema.
Si dice, ancora: «La Fiat non ha chiarito il suo piano industriale». Sarà; ma qui c'è un investimento colossale che sta dando lavoro per almeno quattro anni a migliaia di persone; e lavoro di alta produttività e qualità, relativamente ben retribuito. Chiediamo pure chiarimenti ulteriori sul futuro, ma qui c'è già qualcosa di chiarissimo per il presente, che stiamo disprezzando senza neppure degnarlo di uno sguardo (il sindaco di Napoli de Magistris ha rifiutato di visitare lo stabilimento!). Oltretutto, disprezzandolo, presentiamo a tutte le multinazionali che potrebbero essere interessate a investire da noi, un'immagine repellente del nostro Paese.
Ai ragazzi del centro sociale «contro Marchionne e contro il precariato» ho chiesto: non vi accorgete che, tolto Marchionne, vi resta solo il lavoro nei sottoscala controllati dalla camorra? Chi incita al rifiuto di un investimento come quello della Fiat-Chrysler su Pomigliano, da dove pensa che possa venire lo sviluppo del Mezzogiorno e la crescita di questo Paese?
di Pietro Ichino, tratto da "Corriere della Sera" del 24/01/2012
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